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Il Kevin più famoso al mondo è sicuramente
Kevin David Mitnick aka "The Condor", arrestato
nel febbraio del 1995 dopo anni di clamorose intrusioni
in sistemi informatici. Ma un altro Kevin ha una storia
molto interessante da raccontare...
Sono partito da Parigi per Montreal e la distanza tra le
due città significa, più o meno, otto ore
di viaggio. La gente normale si prepara a viaggi di questo
tipo comprando settimanali - spesso banali - da leggere
durante il volo o, nei casi migliori, comprando l'ultimo
libro di successo all'aeroporto, prima della partenza.
Il sottoscritto non si è mai definito una persona
normale (la normalità è l'inizio della fine,
diceva qualcuno) e si è collegato ad Amazon per vedere
cosa offriva di bello il mercato dei libri: la ricerca si
è direzionata, ovviamente, sull'hacking, ed ho scoperto
come il mercato americano dei libri sia estremamente prolisso
su questo genere di argomenti.
Inserisco la keyword "hacking" e scorro i titoli:
Masters of Deception, the Gang that ruled Cyberspace racconta
gli scontri tra il gruppo dei LOD (Lords of Doom) e quello
dei MOD (Masters of Deception), Where the Wizards stay up
late, the Origins of the Internet racconta la nascita di
Internet, analizzando i fatti attraverso gli hacker storici
del periodo 1980/2000 (dando però una visione prettamente
americana al tutto) ed è scritto da Katie Hafner
e suo marito, Matthew Lyon. Katie è la ex-moglie
di John Markoff, il giornalista del New York Times che scrisse
insieme a Shimomura il libro "Sulle tracce di Kevin",
resoconto di parte sulla caccia e l'arresto di Kevin Mitnick:
ho incontrato Katie l'estate di due anni fa in Italia e
credo che il mio odio per il suo ex marito, primo responsabile
del caos scoppiato attorno a Kevin, mi si leggesse negli
occhi. Katie rifiutò l'intervista che le chiedevo
non appena risposi, molto sinceramente, "sì",
alla sua domanda "Are you a hacker?".
Continuo nella ricerca e un titolo mi colpisce più
degli altri: è scritto da Jonathan Littman, autore
del bellissimo "The Fugitive Game: Online with Kevin
Mitnick", il libro che racconta come andarono realmente
le cose nel "caso Mitnick". Jonathan è
riuscito ad entrare nella psicologia degli hackers (cosa
che, a quanto ho appreso recentemente, non è riuscita
a certi accademici molto rinomati ed, in genere, non è
riuscita a nessuno), ha passato centinaia di ore al telefono
con il Condor (nickname di Mitnick), ha conosciuto i suoi
amici ed i suoi nemici, ha parlato con le autorità
che hanno condotto l'indagine, FBI per prima. Nonostante
sia riuscito a mantenere un'imparzialità completa
nei suoi racconti le sue parole generano immagini, e le
immagini richiamano un mondo completamente diverso, quel
famoso cyberspazio di cui tutto parlano ma che ben pochi
hanno ancora capito... il mio giudizio sul suo primo libro
fu ottimo e quindi clicko sull'icona BUY IT di Amazon.
Littman iniziò a scrivere "The Watchman: the
twisted life and crimes of serial hacker Kevin Poulsen"
prima del libro su Kevin Mitnick, per sospenderlo ed iniziare
il lavoro su quest'ultimo, mentre gli eventi correvano velocemente
e Mitnick veniva accusato, dopo l'arresto, di danni per
svariati milioni di dollari . Credo che questa pausa nella
stesura di The Watchman sia stato un bene ed abbia permesso
all'autore una visione completa dell'hacking statunitense
di quel periodo, riuscendo a dare come risultato un "California
noir thriller" in uno stile quasi Gibsoniano.
Jonathan riesce a conquistarmi sin dalla prima pagina,
trasportandomi in un periodo storico per la tecnologia e
l'Information Security, durante il quale furono commessi
alcuni dei più audaci crimini informatici. The Watchman
è il protagonista dei fumetti preferiti da Kevin
(Poulsen), ragazzo americano nato alla fine del 1965, proprio
nel periodo in cui il boom dell'alta tecnologia da dopoguerra
inizia a diffondersi oltre l'industria della difesa, le
università e le corporations. I '70 e gli '80 sono
gli anni in cui gli hackers "get computers working
better", li aumentano di potenza, li ottimizzano, scrivono
le prime procedure ed i linguaggi standard che ci accompagnano
ancora oggi: creano un mondo dell'informatica più
potente, più facile da usare, disegnano un percorso
che la prossima generazione potrà utilizzare per
migliorare ancora più profondamente il mondo delle
comunicazioni.
Voglio aprire una parentesi per quelle persone che, solitamente,
mi rispondono dicendo che l'hacking è esclusivamente
un reato e che gli hackers altro non sono che puri criminali:
per queste persone dei personaggi altamente rispettabili
(ma dipende dai punti di vista) e additate come veri e propri
geni - dell'economia o della tecnologia, è poi da
capire - come Bill Gates e Paul Allen (fondatori della Microsoft)
o Steve Jobs e Steve Wozniak (fondatori della Apple Computer)
sono dei luminari, delle realtà tutto d'un pezzo...
Forse li sconvolgerà apprendere, leggendo il libro,
come i due Steve sopra menzionati, ispiratori della prima
brezza della rivoluzione nei microcomputer alla fine degli
anni 70, furono anch'essi dei criminali e costruirono
blue box con il solo intento di venderle ai compagni di
college...
Poulsen, a differenza di Mitnick, nasce come phreaker ,
dove "Fare phreaking significava scoprire e comandare
un invisibile mondo elettronico": sono molte, dunque,
le sostanziali differenze tra i due Kevin. Arrestato all'età
di 17 anni per intrusioni nel sistema informatico e telefonico
della Pacific Bell, Kevin Lee Poulsen viene descritto nella
sua psicologia più completa e Littman arriva ad identificare
e narrare con una magia quasi unica il momento del "salto",
il passaggio da ragazzino dotato di un'intelligenza fuori
dal comune con una conoscenza "visiva" dei sistemi
telefonici del proprio paese a criminale, personaggio capace
di vincere concorsi radiofonici dirottando le chiamate in
ingresso verso le radio ed ottenere premi quali Porsche
coupè e decine di migliaia di dollari.
L'arresto di Kevin Poulsen è infatti una tappa temporanea
nella carriera del phreaker, il quale esce immediatamente
e senza problemi da ogni accusa, essendo ancora minorenne:
sorte diversa tocca all'amico Ron Austin, allora maggiorenne,
il quale viene incarcerato per un certo periodo. Diversissimi
sotto ogni profilo - Austin alto, biondo e belloccio, rappresenta
il classico californiano figlio della middle-class mentre
Kevin, timido e silenzioso, a 7 anni gioca col suo primo
"electronic test board" - i due rimarranno amici
per tutta la vita, esattamente come accadde tra Kevin Mitnick
e Lewis Depayne, amico del cuore ma, nel contempo, la persona
che andò a vivere con la sua ex moglie.
Un Kevin quindi estremamente diverso dal ben più
famoso omonimo. Phreaker prima che hacker, Poulsen segue
come molti altri giovani della sua generazione una tradizione,
un mito, un codice. Un fattore comune ad ogni hacker, incluso
il sottoscritto, è l'idea che la società,
la tecnologia e persino le leggi potranno cambiare, ma per
molti versi saremo noi, "creatori del domani"
come qualcuno ci ha definiti in uno stupendo libro, a dare
le direzioni. Il phreaking non consiste nell'effettuare
telefonate gratuite, ma nel come riuscirci, nel come farle:
è il processo di accedere a qualcosa, riuscire a
comandare, avere il potere: Kevin usa questo potere nei
modi più disparati, dalle vincite nei concorsi radiofonici
sopra accennati all'ottenere i numeri riservati delle star
di allora (stravedeva per Molly Ringwald, attrice in film
come The Breakfast Club), per poi intercettare le loro chiamate
e recarsi a cena negli stessi locali, con Madonna e Sean
Penn dietro di lui.
Nel 1978, all'età di 13 anni, Kevin va ogni pomeriggio
al Mall della sua zona, si dirige verso i telefoni pubblici
di Ma' Bell e sperimenta l'arte del phreaking: troppo povero
per avere un proprio personal computer si allena segretamente
e pratica "l'arte della telefonia", cercando di
diventare un cyberpunk ancora prima che il termine stesso
fosse coniato. Il microfono del telefono è la sua
bocca, come il microfono per la rockstar.. alza il ricevitore,
compone una sequenza di numeri (routing codes) a sente il
primo CLICK... poi il secondo, "CLICK", e poi
la scarica elettromagnetica della centrale telefonica che
ha raggiunto, "CLACK-SCLACK". Kevin ha appena
"fischiato" a 2600 hertz, la tonalità che
il sistema telefonico di Ma' Bell riconosce come il segnale
dell'operatore per aprire una linea in uscita. Preso il
segnale, compone il numero 121, il quale lo dirotta sull'operatore
di Blythe, California. L'operatore vede una chiamata proveniente
dalla rete "Long Distance Network" di AT&T.
"Blythe", risponde l'operatore.
- "Sto chiamando da un testboard", dice Kevin,
cercando di cammuffare la voce e sembrare almeno un tecnico
diciannovenne appena assunto. "Mi serve che mi inoltri
una chiamata". Gli dà il numero dell'operatore
di Los Angeles e in pochi secondi la chiamata viene rimbalzata
dove Kevin effettivamente si trova, nella sua città.
Kevin ripete la sequenza per un'altra città, e poi
ancora un'altra, e un'altra ancora... Alla fine l'ultimo
operatore lo sente a malapena, tra gli echi ed i delays
(avete presente quando fate una chiamata internazionale
con un'oceano di mezzo, i ritardi sulla linea ?) ...
- "Operatore, mi può connettere al 213-... "
e gli dà il numero della cabina telefonica a fianco
del telefono dal quale sta chiamando, all'esterno del centro
commerciale. Drinn.. Kevin alza il telefono, e dice "Hello
Kevin !!", tra gli echi infiniti di una telefonata
che, per arrivare al telefono di fianco, ha girato e scorre
tra differenti carrier telefonici nazionali trunk internazionali
quali At&t, NTT, etc.. New York, Santa Fe, Chicago,
Portland, Washington D.C... le sue parole fanno riverbero
attraverso il paese, interrotte dai continui rumori delle
centrali di switching e dalla staticità delle linee
telefoniche mentre il suo nome passa tra gli switch.. Kevin
è caduto nel buco del coniglio di Alice ed ha appena
scoperto il suo Paese della Meraviglie, la propria voce
che echeggia all'infinito.. Helloooooo Keeeeviiiin, helloooooo....
Potrei continuare raccontandovi episodi curiosi, intrusioni
epiche, hacking che si intrecciano con i "preoccupanti
casi" narrati da Clifford Stoll in The Cuckoo's Egg
(dove, partendo da un ammanco di 75 cents ai Berkeley's
Livermore Labs si arriva ad un caso di spionaggio militare
tra gli Stati Uniti e l'allora Germania dell'Est), sino
ad arrivare al colmo dove "the tapped guys has tapped
the tapping guys", ovvero quando una serie di hackers
americani - tra i quali gli stessi Kevin Lee Poulsen, Kevin
David Mitnick e il doppiogiochista Eric (Justin Tanner Pertersen,
aka Agent Steal, l'"anti-hacker") - "scroprirono"
il S.A.S. ed intercettarono tutte le chiamate dell'FBI,
il quale era teoricamente incaricato di intercettare loro...
Anche in questo caso Poulsen si distingue, scoprendo una
serie di intercettazioni non autorizzate ai danni dei consolati
cinesi, israeliani (teoricamente "amici" del governo
USA), russi e sud africani, smascherando la copertura dell'FBI
quale "Studio Legale J.W. Collins & Associates"
in un ufficio situato al piano superiore rispetto al consolato
del Sud Africa, dove ben 13 linee telefoniche furono messe
sotto controllo per anni. Potrei, ma preferisco avervi messo
la classica pulce nell'orecchio, sapere di avervi fatto
un pochino sognare con queste poche parole e farvi venire
la voglia di leggere un libro veramente bello, curioso ed
intrigante.
Tutto ciò, forse, anche perché "hacking"
è oramai divenuto storia, cultura, voglia di capire
cosa ha rappresentato e quanti accorgimenti e migliorie
tecniche siano stati apportati ai sistemi informatici ed
alle reti telefoniche di tutto il mondo, United States of
America per primi. Anche se qualcuno dice il contrario...
Buona lettura.
Raoul Chiesa aka Nobody
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